La Compagnia dei Bianchi e i Riti del Venerdì Santo nella Castronovo del XIX secolo

venerdì santo castronovoA CURA DI GIUSEPPE BENINCASA JR – Il calvario (u cravaniu, per i castronovesi) è il luogo dove il Venerdì Santo si svolgono le suggestive rappresentazioni dei Misteri della crocifissione e morte del Signore Gesù Cristo. Tali rappresentazioni  vedono impegnati alcuni devoti nel far rivivere i personaggi  che la tradizione evangelica ci ha tramandato:gli incappucciati 12 apostoli, la maddalena o i milites romani, i simulacri del Cristo, dell’Addolorata, di San Giovanni e dei due ladroni compongono lo scenario mistico e suggestivo che affascina e coinvolge anche chi non è credente, attirando folle commosse. Nei secoli scorsi alcune confraternite si contesero ruoli di primo piano nelle rappresentazioni della Settimana Santa rivaleggiando e definendosi strette regole o rigidi appannaggi.  Ma in questa contesa nelle rappresentazioni mistiche del Giovedì e soprattutto del Venerdì  Santo prevalse  la Compagnia dei Bianchi. La Compagnia dei Bianchi a tal proposito aveva inserito nel proprio Statuto l’obbligo per i propri componenti di assistere e di officiare ad una serie di compiti e servigi  nello svolgimento delle rappresentazioni mistiche  della Settimana Santa ed in particolare quelle del Venerdì Santo.  In occasione della Settimana Santa, ci sembra utile riproporre integralmente alcuni capitoli dello statuto della Compagnia dei Bianchi estratti dalla pubblicazione del nostro Rev.Parroco Onorio Scaglione “Castronovo di Sicilia tra Chiese e feudi”, volume 1. Proponiamo tale Statuto, non solo come mera riproposizione di un atto statutario di una Compagnia che ha avuto un peso notevole nella storia di Castronovo, ma anche come strumento di studio per le tradizioni locali. Infatti è interessante notare come nei capitoli sotto menzionati, nella descrizione minuziosa dei compiti e dei ruoli dei confratelli della Compagnia dei Bianchi, vengano altresì descritti alcuni Riti della Settimana Santa, almeno quelli risalenti al periodo in cui tale statuto viene scritto. E benché i capitoli del suddetto statuto siano stati approvati con alcune modifiche da Re Ferdinando II l’8 febbraio 1831, si desume dalla loro lettura che i riti in questione siano, rispetto allo statuto stesso, più antichi di decenni e forse di secoli. Alla luce delle nostre attuali conoscenze, niente si è in grado di dire a quando risalga la liturgia della Settimana Santa, almeno così come la conosciamo e come ci viene tramandato dalla tradizione e dalla lettura dei seguenti capitoli. Certamente sappiamo che l’esistenza di una Società dei Bianchi viene testimoniata fin dal 1549, anno in cui si fonda lo Spedale Civico, e possiamo anche affermare  che l’attuale scenario con la chiesetta del Calvario, con le sue croci soprastanti, siano stati realizzati nei primi anni del XIX secolo ma non sappiamo se ci fossero già delle preesistenti croci o luoghi in cui si rappresentassero i riti del Venerdì Santo e in che modo si svolgessero. Interessante per studiosi e fedeli sarebbe avere maggiori dettagli in merito.

 

da “Castronovo di Sicilia tra Chiese e feudi” di Padre Onorio Scaglione

 

Capitoli del governo delli nobili fratelli della Ven.le Compagnia delli Bianchi della fedelissima Città di Castronovo

 Capitolo 18°

Della processione del Corpo di Gesù Cristo e del Venerdì Santo

 Se in ogni tempo la nostra Compagnia deve lodare e glorificare il Santissimo Nome di Dio come quella che è fondata sotto titolo dello Spirito Santo, in questo giorno del Sagramento però, per pecugliare culto e devozione, deve far mostra della sua devozione e  perciò ordiniamo che in ogni anno che ricorre questa processione, non manchi niuno dei fratelli che sono presenti nella città, a semplice invito del Governadore, sotto pena di cancellazione per quei fratelli che mancano. Sono eccettuati i settuagenari e quei fratelli che occupassero pubbliche cariche tanto giudiziarie che amministrative, purché quest’ultimi siano in quel tale giorno impediti e quel fratello che avrà una scusa legittima a non intervenirvi dovrà farne inteso il Governatore e Consiglieri; sull’ intelligenza che dovranno andarsi a vestire dei consueti loro sacchi nella Chiesa chiamata di Maria SS.ma dell’Udienza, o nella Chiesa del Patrono Abbate S.Vitale, e volendo il Governatore, secondo il costume fare un rinfresco ai fratelli, lo faccia pria d’incominciare la processione senza lusso, ma onestamente ed a suo proprie spese e degli Consiglieri. Deve altresì la nostra Compagnia intervenire alla processione solenne della Discesa della Croce di Gesù Cristo il Venerdì Santo d’ogni anno; perciò ad invito del Governatore devono sotto pena di cancellazione tutti i fratelli trovarsi presenti nella Cappella dello Spedale per il Venerdì Santo; là giunti, il Governatore destinerà i fratelli che dovranno portare l’urna di Gesù Crocifisso sopra le spalle, che si conserva nell’officina dell’Ospedale, fatta a proprie spese di un devoto ed ecclesiastico fratello di nostra Compagnia, ed andranno in processione di due in due, sino al Calvario, col parroco. Ivi giunti e postisi genuflessi di due in due, il Parroco reciterà un sermone sulla passione e morte di Gesù Crocifisso, indi recitato il sermone si procederà alla discesa della Croce del Sagratissimo Corpo di Gesù Cristo, e riposto che sarà nell’urna anzidetta il corpo di Gesù Cristo, trovandosi sul Monte Calvario tutto il Clero, Capitolo, Corpi e Regolari ed i Magistrati tanto giudiziari che amministrativi, si darà principio alla solenne processione, dovendo ad invito del Governatore, per particolare onore e devozione della nostra Compagnia, i fratelli che destinerà detto Superiore, portare sopra le proprie spalle l’urna di Gesù Cristo dal Calvario sino alla Chiesa Madre Collegiata per tutta la processione ed essendo questa santa cerimonia una delle migliori opere di nostra Compagnia, perciò s’inculca ad ognuno dei fratelli di non mancare senza leggittima scusa a questa commovente funzione di nostra religione, sotto pena di cancellazione, non solo per pregare Gesù Crocifisso per i bisogni dell’anima, ma per servire in questo giorno per esempio ed edificazione del popolo, previo sempre il permesso del Governo, ove la processione facciasi di dopo-pranzo  

Capitolo 21°

Della Comunione che devono farsi i fratelli nel Giovedì Santo e del Santo Sepolcro

Per eseguirsi da noi l’antica immemorabile consuetudine di nostra Compagnia, stabiliamo che nel Giovedì Santo siano obbligati tutti i fratelli a venire nella nostra Chiesa, ove confessati si comunicheranno per mano del nostro Cappellano, lasciando però il fratello in libertà di comunicarsi in altra chiesa. Rinserrato poi il Divinissimo idi un’ora innanzi il SS.mo Sepolcro, e oltre quella gran modestia e profonda riverenza, che devesi usare, siano tenuti a fare detta orazione colle loro vesti bianche. Quando colui ch’è designato, per legittima causa non potrà venire, il Governadore e Consiglieri potranno sostituire altro fratello, e chi mancherà o disubbidirà a tale ordine, resti soggetto alla pena della cancellazione […..] Riportiamo anche i firmatari dello Statuto in questione così come indicati:

  1. Ciantro Arciprete Giuseppe Carnovale.
  2. Ferdinando Abbate Tramontana Vicario Foraneo.
  3. Arcidiacono Simone Traina.
  4. Sacerdote D.Alvaro Tramontana.
  5. Melchiorre Carnovale.
  6. Pietro Landolina.
  7. Girolamo Passalacqua.
  8. B.ne Ignazio Tramontana.
  9. Domenico Bagnati.
  10. Alfio Traina.
  11. D. Salvatore Trayna Maggiore.
  12. D.Luigi Corso.
  13. B.netto Vitale Passalacqua.
  14. Gaspare Bagnati
  15. Rodolfo Rosso De Capriata.
  16. Cav.Cesare Bagnati.
  17. Francesco M. B.ne Landolina.
  18. Luigi Tramontana.
  19. Can.Tes. Celestino Celauro.
  20. Salvatore Traina e Colombo.
  21. Annibale Bagnati.
  22. Francesco Celauro.
  23. Gaetano Landolina.
  24. D.Giuseppe Landolina ed Agneto.
  25. Vito Landolina.
  26. Stefano Corso.
  27. Michele Celauro.
  28. Raffaele Corso.
  29. Ferdinando Tramontana.
  30. Can.Melchiorre Bagnati.
  31. Michele Tramontana
  32. Giabatta Bagnati.
  33. Gioambatia Trayna.
  34. Franco Bagnati.
  35. Veremondo Pepi.
  36. Giuseppe Landolina Trayna.

 

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