L’altipiano del Kassar e il Prof. Saverio Cavallari

di GIUSEPPE BENINCASA JR – L’imponenza delle rovine del Kassar non potevano essere del tutto sconosciute a geografi e studiosi medievali essendo queste in posizione ben visibili anche a distanza ragguardevole e sicuramente a tutti i non pochi viaggiatori che percorrevano la Magna Via Francigena Castrinovi, ciononostante la scarsità o l’imprecisione dei documenti ritrovati non permettono di attestare con certezza quale fosse la natura di quelle rovine né a quale precisa epoca risalgano. L’unica prova archeologica attualmente accreditata parla di un Kastron bizantino collocabile temporalmente tra il VII e l’VIII secolo. Nulla ancora si può affermare sull’entità dell’insediamento medievale racchiuso dentro quella cinta muraria e se questo incida su ulteriori stratificazioni risalenti ad insediamenti di epoche più remote, benchè tracce archelogiche ne facciano supporre l’esistenza.

cavallari_kassarFin dal XVI secolo studiosi di storia siciliana, attingendo a documenti e cronache medievali, in lingua greca-bizantina o araba, avevano descritto Castrum Novum come Città antica ma non è ben comprensibile se l’antichità da loro espressa si riferisse al Kassar, all’attuale sito di Castronovo o alla Montagna Reale o a tutte queste messe insieme; comunque non è nota nessuna citazione precisa che lascia intendere alle antiche vestigia sull’altipiano del Kassar, a meno che quest’ultimo non coincida con il qasr al gadid citato da Ibn Athir, vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo.

Per una menzione ed una descrizione più approfondita , almeno sulle rovine rimaste visibili, dobbiamo attendere fino al secolo XIX con uno studio fatto dal Prof. Saverio Cavallari nella funzione di Direttore delle antiquità di Sicilia. Riportiamo la nota e la pianta topografica dell’altipiano del Kassar di Castronovo che il Prof. Cavallari, in seguito alle sue esplorazioni del 1867 e del 10 dicembre 1872, redasse per la Reale Commissione di pubblica istruzione.

 

Relazione del Cavallari

“Castronuovo Città moderna si eleva in un terreno franoso, contro forte della montagna detta il Kassar, la di cui parte superiore presenta un piano vastissimo, poco inclinato verso nord est. Questo altipiano è contornato in tutto il lato meridionale da rupi scoscese ed inaccessibili, ad eccezione di un passaggio artificialmente incavato in una fenditura della stessa montagna.

Verso il lato sud-ovest seguendo l’andamento delle scoscese rupi, l’altipiano che corona la montagna s’inalza verso l’estremità occidentale chiamata le timpe di Analoco; però in questa parte stessa della montagna, a guisa di uno sperone in altra collina collegata alla montagna del Kassar sporge verso mezzogiorno la fiumara di San Pietro, lacerata del corso di quel fiume che la divise dai controforti della montagna di Cammarata.

Il lato occidentale dell’altipiano del Kassar presenta non già un terreno molto acclive e scosceso, come quello orientale, ma un piano inclinato, il quale per renderlo inaccessibile, fu in tempi remotissimi, reso inespugnabile da una solida muraglia che segue le sinuosità del terreno, con delle torri intercalate in esso muro, di forma poligonale. Dieci torri distintamente si osservano collocate in modo da difendere ogni passaggio, che sembra facile, e laddove il terreno è più praticabile gli avanzi di un’altra contro muraglia si osservano in difesa della prima. Da questo lato l’altipiano ha due comunicazioni, che si diriggono, una verso Piedigrotta e Querce di Fazzino dirigentesi a Lercara, e l’altra sboccando nel luogo, detto piazzetta, dirigesi verso Rahalzafi, Colobria e Prizzi.

Il modo come è messo a profilo il suddetto altipiano fa conoscere indubitatamente l’esistenza di una vasta Città inespugnabile, con una periferia di metri 4500 circa, parte appositamente costruita, ed il rimanente inaccessibile per lo sconscendimento delle rupi.

La costruzione delle mura indica un’arte primitiva, imperrocché, esse si compongono di grandi pezzi a strati orizzontali connessi con poco lavoro, profittandosi i costruttori antichi della conformazione stessa della montagna.

Le dieci torri dinanzi citate, sporgono dalle muraglie colla forma di un pentagono, presetando quasi sempre il,vertice di uno degli angoli verso l’esterno, ed appunto in questa parte le pietre di costruzione trovansi di maggiore dimenzione.

È da osservare nella stessa muraglia, che verso le timpe di Analoco, anzi al di là di un grande sperone, del luogo detto la piazzetta, i pezzi di essa muraglia in vece di essere collocati orizzontalmente, sono poste di punta.

Sembra che l’altipiano, circuito nel modo descritto, fosse scompartito in tre distinte parti. Quella situata a nord-est era la più piccola, e forse la più nobile parte della Città. In questa si osservano gli avanzi forse di un tempietto ed altri vestigii di un gran fabbricato.

Nella parte centrale dell’altipiano, quasi in un punto centrale, altri avanzi si osservano di un gran fabbricato, forse un tempio, o qualche altro nobile edificio.

La terza parte di quella Città, verso sud-ovest, è la più irregolare e la più alta, forse l’arce della stessa Città.

Se noi volessimo confrontare le costruzioni di questa ignota Città, passando in rivista tutte quelle sinora conosciute in Sicilia, possiamo solamente confrontarle con le mura di Erice, di Segesta e di Mozia.

Ma difficilmente se ne può assegnare l’epoca per le ragioni più volte da me ripetute sulle costruzioni primitive, le quali costantemente dipendono dalla natura dei materiali che localmente si prestano. Ed in fatti le costruzioni poligonali delle mura dette Ciclopici, dipendono evidentemente dalla maggiore o minore facilità della pietra ricavata dai luoghi stessi. Così sono in Sicilia i muri di Cefalù e di Collesano, tutti di forma poligonale, mentre le mura di Erice, di Segesta, di Motia e del Kassar sono per lo più parallelepipedi estratti dagli strati orizzontali, che si presentano nelle formazioni delle montagne stesse, dove furono separate.

Poco fondate sarebbero le ragioni di maggiore o minore antichità delle mura per le due forme di costruzione: né si può dire che l’una sia più antica dell’altra. Però si può conchiudere che tali costruzioni appartengono ad epoche primitive.

Scavi non se ne sono fatti nell’altipiano del Kassar, ma furono proposte dal sottoscritto Direttore dell’antichità sin dal 1866.

Nella superficie dell’altipiano però si osservano, senza frugare il terreno, un quantità di terre cotte, le quali danno a conoscere la esistenza di molti vasi e di tegole, che un tempo servirono agli usi domestici ed alla costruzione di quella Città.

Nella fattura dei vasi si osserva quella costante caratteristica che vedesi nei vasi di Mozia, di Entella, e di altre Città degli Elimi. La superficie è solcata orizzontalmente a varie zone, e talvolta incrociata di altre linee diametralmente opposte, formando varii scomparti, in cui talvolta si osservano colori.

Gli scavi che si potrebbero praticare nei luoghi, nei quali si ha la certezza dell’esistenza di qualche monumento, potrebbero dare maggiori lumi dell’epoca e del carattere di questa ignota Città. Però non vogliamo tralasciare di notare talune importanti caratteristiche, che s’incontrano nelle vicinanze della stessa montagna del Kassar.

In primo luogo nella parte più settentrionale prossima a Lercara, e quasi allo sbocco del tunnel della ferrovia, s’incontrano una serie di sepolcri intagliati in una formazione di arenaria. Questo gruppo di sepolcri viene chiamato dai concittadini li Grotticelli. La forma di essi sepolcri è di nicchie con locoli nella parte interna; sembra però che la copertura invece di coprire il locolo fosse stata verticalmente collocata all’ingresso del cunicolo. Questo modo di seppellire ha un riscontro in Sicilia nelle cave d’Ispica in Pantalica, presso Sortino, in tutte le montagne dell’Ibla, presso Lentini, in quella serie di montagne che si diriggono verso il Capo Santa Croce, nella montagna della Pinnica presso Acre, (Palazzolo), nelle montagne di Caltabillotta, ed in quelle di Poggioreale, Salaparuta, Ghibellina, Salemi, e particolarmente in quelle colline, che coronano la posizione di Entella.

Sepolcri simili incontriamo al mezzogiorno della montagna del Kassar, nelle Colline del Cugno nella piana di Passo di vitti e nell’oliveto di San Vitale, Cacciarinaldo, tra il Morello e la ferrovia e la strada rotabile. Tali sepolcri sono a due chilometri e mezzo da Castronuovo.

Altri sepolcri, di un genere però differente si sono trovati nella Rocca di Paolo Caruso a mezzo giorno del detto altipiano e discosti non più di un chilometro.

In queste vicinanze i sepolcri sono di epoca posteriore e qualche moneta greca o vasi di epoca posteriore e qualche moneta greca o vasi di epoca più civile si sono rinvenuti.

Da quanto abbiamo esposto possiamo conchiudere colla massima riserva, che una vasta Città esisteva nell’altipiano del Kassar, fortificata con grande artifizio, che dominava tutto il territorio circostante.

E che una tale Città non può addebitarsi al medio evo, né all’epoca Romana, né all’epoca Greca. L’istoria non ci appresta nessun documento, ma gli avanzi sono talmente visibili da non poterne negare l’esistenza.

Se vogliamo mettere un peso alle nostre congetture, altro non ci resta che ricorrere ai confronti dei ruderi esistenti con quelli delle Città, delle quali la storia ci ha fatto conoscere essere state abitate da quelle popolazioni anteriori alla Grecia civiltà, le quali, com’è noto, si concentrarono nelle montagne interne del nostro paese.

Prof. Saverio Cavallari

(Luigi Tirrito “Sulla Città e Comarca di Castronuovo di Sicilia” pag.44-47)

N.B. Per aiutare la lettura della cartina, pubblichiamo una trascrizione della sua legenda.

  1. Rabat, borgo arabo con fonte pubblico;
  2. Torre Normanna, convertita in campanile della Matrice chiesa.
  3. Fabbricato della moderna città di Castronovo
  4. Porta grande agli avanzi del muro di circonvallazione della città
  5. Porticella presso l’ospedale
  6. Rakalbiat Casale della Madonna della Bagnara
  7. Chiesa del Calvario.
  8. Croce nel bivio.
  9. Via che conduce alla rupe di S.Vitale ed ai Castelli.
  10. Castello normanno convertito in Chiesa di S.Vitale
  11. Antica matrice Greco Bizantino oggi Madrice detta dell’udienza.
  12. Abside del tempio di S.Giorgio oggi Giudice giusto
  13. Castello arabo.
  14. Mulino arabo a vento.
  15. Avanzi della Casa dell’Emiro.
  16. Chiesa della Madonna della Bagnara e dei Miracoli.
  17. Avanzi della Chiesa della Maddalena.
  18. Via che conduce alla scala del Kassar.
  19. Scala incavata sul dorso dell’altipiano del Kassar
  20. Sarcofago monolite nella via convertito in beveratoio.
  21. Cave del marmo giallo
  22. Via che conduce alla contrada Piedigrotta
  23. Via che conduce a Rakalzafi e Riena.
  24. Muro di circonvallazione che chiudea la città lungo m.4500
  25. Torri poligone a difesa del muro.
  26. Vestigi di un tempio ed altri fabbricati.
  27. Vestigi di una porta.
  28. Vestigi di una contromuraglia
  29. Rupi delle Timpe di Analoco.
  30. Pizzo della Guardia
  31. Sorgiva detta acqua di Billone.
  32. Ruderi di un tempio e di un nobile fabbricato
  33. Sorgiva l’acqua di S.Calogero
  34. Rottami di ceramica e …(parte non leggibile)
  35. Beveratoio di S.Caterina
  36. Rossino altipiano.
  37. Monte di Cammarata
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