Centenario della morte di Alfonso Giordano

di NICOLO’ SANGIORGIO – Per iniziativa dell’Amministrazione comunale di Lercara Friddi (PA), il primo agosto è stato celebrato il Centenario di Alfonso Giordano (1843-1915), medico, scienziato, igienista, docente universitario, umanista, filantropo.

La Giornata di studio si è svolta nella Biblioteca comunale “G. Mavaro”, con l’intervento di Giuseppe Ferrara, sindaco, di Giordano Simone, Ferdinando di Luigi, Pierluigi di Alfonso, Alfonso di Pierluigi, Giuseppe Anzalone, familiari, e di Nicolò Sangiorgio. E’ seguita l’inaugurata della Mostra allestita da quest’ultimo. Nella seconda parte della giornata hanno preso la parola l’Assessore alla Cultura, Francesco La Rosa, Renato Malta, Salvatore Giovanni Lo Forte, Salvatore Tosto e Giuseppe Gargagliano. Ha concluso i lavori Alfonso Giordano di Stefano, nipote diretto.

Per la conoscenza del personaggio si rinvia alle biografie “Alfonso Giordano – l’Arcangelo degli zolfatai” di Alfonso Giordano Jr. (giudice) e “Alfonso Giordano (1843-1915)” di Nicolò Sangiorgio, e ad altri testi di Autori Lercaresi.

alfonso giordanoSi riporta l’intervento di Nicolò Sangiorgio, dal titolo

“Universalità del pensiero di Alfonso Giordano”

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Il primo contatto con la famiglia Giordano l’ebbi nel 1975, quando, onorato dell’amicizia di Alfonso di Luigi, l’anatomo-patologo, visitai la loro abitazione.

Varcando l’ampio portone provai un’indicibile emozione e vedendo nel laboratorio diversi contenitori di vetro, una luce illuminò la mia mente e con l’immaginazione intravidi l’Alfonso che, a lume di candela, si muoveva pensieroso tra alambicchi, vasi e unguenti.

Due anni dopo, in un torrido pomeriggio, ebbi la ventura di venire in possesso di foto, pubblicazioni, annotazioni varie… e un pacco avvolto da carta ormai ingiallita, legato con lo spago. Lo aprii con trepidazione e vi trovai 27 numeri del quindicinale “Gazzettino di Lercara”, in cui, in seguito, lessi due puntate dal titolo “Cenni storici su Lercara”, a firma del Giordano.

Due eventi che mi trasmisero un incontenibile entusiasmo, cosicché, mi accostai con deferenza all’uomo e al personaggio e sentii il desiderio irrefrenabile di conoscerlo.

   Oggi posso affermare che per avere esaustiva contezza del Giordano, sarebbero stati utili l’aneddotica che certamente si diffuse fra i contemporanei e i loro figli, e il cospicuo e prezioso archivio, accuratamente raccolto e catalogato.

Malgrado questa lacuna, dalle notizie orali pervenute, dai suoi scritti e da quanto riportato da viaggiatori e studiosi, emerge chiaramente l’eminente figura del nostro Alfonso, la cui eccellenza, per la legge del contrappasso, riceve una inarrestabile ascesa con il passare del tempo, nel corso del quale, attraverso una meditata analisi, il suo pensiero assume una valenza universale; e ne rafforzano la credibilità le opere e l’esemplarità della sua vita.

In proposito, tenterò di analizzare alcuni punti.

E’ assiomatico che in qualsiasi parte del Mondo si disquisisce sulle miniere di zolfo non si può prescindere dagli studi e dall’azione del Giordano. Una coerenza, tra il dire e il fare, che lo ha accompagnato nella visione dell’uomo, nelle valutazioni e nell’esercizio delle numerose funzioni; ed è inconfutabile che egli non ha solamente teorizzato, ma incarnato i principi formulati.

Non ha accumulato ricchezze, ma, ha investito nell’istruzione dei figli i quali misero a disposizione la loro professionalità e nel combattere la miseria economica, morale e spirituale del prossimo.

Ha posto l’uomo al centro dell’attenzione, per la sua dignità e la sua emanazione divina, in favore del quale si prodigò generosamente.

Ha dato il dovuto valore alle cose e non ha attribuito alcuna importanza alla esteriorità.

I suoi ideali, ispirati a teorie autorevolmente sostenute, potevano in quel tempo apparire utopici; ma di ciò ben consapevole, manifestò ugualmente la fiducia nella loro effettiva realizzazione.

Perciò, riaffermo che la levatura intellettuale, morale e civile acquisisce maggiore legittimità con il trascorrere dei decenni, e la nobiltà di pensiero, l’immagine planetaria degli elementi fondamentale della convivenza e la simbiosi tra gli enunciati e le azioni, raggiungono il massimo dell’autenticità se confrontati con il decadimento esasperato dei nostri giorni, in una libertà degenerata in libertinaggio.

Non solo. Il suo pensiero travalica i confini dell’egoismo e delle contese tra i popoli, per calarsi nel microcosmo “uomo” dove alberga latente il lievito della solidarietà che coagula sani principi … principi idonei a riequilibrare l’avaria del Mondo.

Abitualmente sosteniamo che la sua è stata una vita straordinaria; certo, lo è per la poliedrica operatività e per i risultati conseguiti, ma il comportamento umile e riverente è stato un esempio di vita ordinaria; è vissuto, infatti, nella normalità, mettendo in pratica, in modo spontaneo, il senso di umanità che è insito nella nostra natura.

Una umanità che costituisce il cardine per l’instaurazione della concordia fra gli uomini, che conferma la matrice divina nell’uomo, che a cascata genera positività.

Ed ecco, sensibilità e rispetto quando descrive le donne di miniera.

”Lo spettacolo diventa più misero … quando in mezzo a turbe di carusi … appare la fanciulla, costretta a coprire le sue nudità con poveri cenci e sul cui volto cercheresti indarno le vestigia di quella venustà di forme e quell’aureola di candore della bella e seducente Eva”.

E per la inaugurazione della “Società operaia Fratellanza e Lavoro”.

“Il giorno in cui vedonsi sorgere attraverso gli agi del civile consorzio opere di pubbliche beneficenze, istituzioni dirette ad asciugare le lagrime della sventura, a ritemprare nel bagno salutare della carità i miserandi figli del popolo, è giorno di trionfo per l’umanità, di luminoso progresso per gli ordini civili”.

   “Asciugare le lagrime ….ritemprare nella carità i miserandi…” !

Ma questi sono concetti di ampio respiro che ci rimandano a Marthin Luter King e al beato Giacomo Cusmano.

In proposito, consentitemi una breve digressione.

E’sotto gli occhi di tutti che il senso di umanità è stato offuscato dall’idolatria del denaro, dell’egoismo, dell’ingiustizia, della violenza, ecc.; ragion per cui è indifferibile che si costruisca un nuovo umanesimo, idoneo a discostare il genero umano dal baratro in cui marcia.

  

   Attento osservatore anche della realtà nazionale e internazionale, valutava con equilibrio e rigore gli accadimenti, annotandoli con scrupolosità e commentandoli, ed è inspiegabile come riuscisse a svolgere il ruolo di medico e di ricercatore, ad intrattenere legami epistolari, a leggere, a partecipare ai congressi e alla vita pubblica, a scrivere, a curare coscienziosamente i malati e ad accudire amorevolmente alla famiglia.

Una genialità di interessi che gli fa acquisire sul campo persino l’attestato di sociologo.

Incisiva quella di medico e scienziato come è stato ampiamente e scientificamente illustrato da insigni studiosi. Fra l’altro, divenne amico di Louis Pasteur e di uomini di cultura e di eclettici illuminati..

Chiamato a fare parte di Società scientifiche italiane ed estere, la sua fama ha oltrepassato l’Oceano. Basti pensare che le comunità di lercaresi d’America gli assegnarono medaglie d’oro e diplomi, nominandolo socio onorario delle loro Casse di Soccorso,… di matrice giordaniana.

Emblematico quanto riporta Jessie White Mario nel resoconto dei suoi viaggi del 1890/1891.

   “Ritornati qualche mese dopo, ebbi la fortuna di fare la conoscenza del dottor Alfonso Giordano, il quale si è occupato prima e più di ogni altro, dell’igiene dei solfatari e di lenire il lavoro dei carusi (……) Chiamato a studiare il disegno di legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli… egli narra la condizione di questi infelici, impietosendosi specialmente su quella delle fanciulle, che allora scendevano nelle miniere…”.

   Impietosendosi, ..un verbo ormai desueto.

   E Ippolito Santangelo Spoto nel reportage del 1886, effettuato a Lercara per conto della Società di Economia francese, così scrisse: “… esaminando le materie escrementizie degli operai minatori di Lercara, egli scoprì e mi ha mostrato queste uova al microscopio”.

   Ciò attesta che egli si recò nell’abitazione del Giordano, il quale era punto di riferimento per viaggiatori, studiosi e uomini illustri.

Anche relativamente all’istruzione è volato alto.

Così esordì all’apertura della Biblioteca popolare:

“L’apostolato (usa un termine religioso) che sotto le modeste sembianze di un libro entra nella casa dell’operaio, dell’uomo di Stato…del padre di famiglia, ecc. è un efficace e valido strumento di moralizzazione. Egli parla all’uomo di Stato e gli fa dolce ricordo della grave responsabilità che lo lega al cospetto del popolo e della nazione…; il libro rivela, insegna, ammaestra”.

In buona sostanza, attribuisce al libro una funzione miracolosa, nel senso che attraverso la conoscenza della verità si acquista la capacità di discernimento che, a sua volta sospinge a perseguire il bene comune, la serenità delle coscienze e la felicità sociale.

E’ ineludibile che siffatta concezione va oltre l’universalità, addirittura, sfiora la trascendenza.

A proposito dell’analfabetismo, denuncia: “…sulla parte meridionale d’Italia si stende la caligine più fitta dell’ignoranza, la quale mantiene nell’inazione e nelle tenebre il pensiero ed il genio del popolo”. Sembra un autorevole Ministro della P. I.

Ed è incredibile e prodigioso che a 24 anni fosse in corrispondenza con Jean Macè, francese, che aveva fondato la “Lega dell’insegnamento”.

A tale scopo, con coraggio e determinazione diede alle stampe,                                                             “Appello agli Italiani”, in cui sostiene, fra l’altro, che “L’ignoranza del popolo è un pericolo sociale” e che la Lega “rialza le nostre moltitudini alla dignità di popolo”, rendendo con il suo dire, un servizio alla Nazione.

Pensate. Un sconosciuto giovanotto dell’entroterra siciliano che si rivolge agli Italiani.

Riguardo all’attività medica, preciso che nel Dispensario in cui curava i minatori, operava un “Comitato femminile” d’avanguardia dal momento che egli annotò: “Il desinare del povero infermo veniva illuminato dal sorriso e dalle pietose cure di filantropiche signore….”.

   Signore filantropiche ! Di solito, l’opulenza non riserva gesti bonari ai miserabili; neanche al mendicante Ulisse.

Circa la vita amministrativa sono certo che se fosse rimasto a lungo alla guida della “cosa pubblica” avrebbe dato una poderosa accelerazione allo sviluppo della nostra cittadina.

In proposito cito soltanto la posa delle targhe alle vie, con questa motivazione:“per fissare -scrive – nella mente e nei cuori delle crescenti generazioni i nomi gloriosi dell’antica civiltà sicula, le memorabili date del nostro riscatto, e gli uomini, che nelle arti, ecc …raggiunsero le più alte vette delle idealità”.

E nel riordinare la Banda musicale premette: “quest’arte bellissima che con le armonie non solo diletta, ma educa e prepara l’uomo alla squisitezza e dolcezza del sentire”.

   Espressioni poetiche, queste ultime, che manifestano erudizione, sensibilità e forza dei contenuti.

E una informativa dell’epoca pontifica: “esercita la sua carriera più che per interesse, per filantropia“ e poi “nelle sue proposte si ravvisa l’interesse del Comune e il rispetto delle leggi dello Stato ..incapace di tradire la sua coscienza”.

Questa è legalità concreta.

Poi, si è dovuto dimettere, perché l’uomo di cultura non sa districarsi nei meandri del compromesso e non può accettare la logica del profitto.

Alfonso Giordano è stato un uomo eccezionale, una voce fuori dal coro, un rivoluzionario in positivo, considerato che in una società in cui gli uomini di potere ostentavano un modo di fare dispotico, l’ethos filantropico del G., annoverato fra i “galantuomini”, rappresentava una dissonanza; praticamente, egli seguì una condotta benevola di condivisione, di sostegno morale e materiale, in nome di un afflato universale di fratellanza.

Un’anima limpida e spirituale, un uomo orientato al nuovo, un riformista, uno spirito inquieto perché assetato di pace e di armonia mondiale, un uomo, che senza fregiarsi dell’etichetta di “Cattolico”, ha messo in atto la Dottrina sociale della Chiesa.

Pertanto, alle numerose definizioni attribuitigli, aggiungo quella di “uomo della provvidenza”, tenuto conto dei comportamenti alla ”buon samaritano” che certificano la missionarietà del suo operato. E i minatori da lui “riconsacrati alla vita” lo proclamano solennemente nella lapide.

Significativa la frase posta sul frontespizio del volume “La fisiologia e l’igiene dei minatori”: E’ il versetto 79 di S. Luca “Illuminare his qui in tenebris et in umbra mortis sedent” – “Bisogna illuminare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

“Questo era il suo “credo” – sottolineò nel 1982 il pronipote A. di Contignano – … concetto di elevazione del popolo in un’epoca in cui del popolo se ne parlava piuttosto poco”.

 

Mi avvio alla conclusione.

Il pensiero del Giordano non è una utopia, perché ci insegna, realisticamente, che la gigantesca macchina del Consorzio umano può procedere armoniosamente se, però, riconosciamo che l’altro è una creatura meritevole di comprensione e condivisione; che ha eguali diritti, che ha altrettanti esigenze esistenziali, che ha un cuore e un’anima, che prova sentimenti; e viaggia nell’Universo, sulla navicella Terra, da cui in un giorno imprecisato, ci staccheremo, lasciando ricchezze, potere, gloria.

Ci insegna, altresì, che la solidarietà fra gli uomini e la cooperazione tra le nazioni non sono segni di debolezza, ma di civiltà e di progresso; qualità, purtroppo, adombrate dall’individualismo e dal profitto, turbini che hanno sotterrato il senso di umanità.

La conoscenza, quindi, di personaggi come il nostro Giordano, di cui siamo orgogliosi, ci spronano, inevitabilmente, a dare speranza a chi si affaccia alla vita e crede nei valori dell’esistenza.

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